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Come è noto l’art. 1, comma 567, della Legge Finanziaria per l’anno 2006, n.
266/05 ha trasferito all’IPSEMA la competenza relativa all’accertamento ed
alla conseguente certificazione dell’esposizione all’amianto dei lavoratori
marittimi ai fini della concessione del beneficio previdenziale ex D.L.
269/2003, convertito nella Legge 326/03.
La richiamata Legge Finanziaria precisa, altresì, che restano valide le
richieste di certificazione presentate dai marittimi all’INAIL in
ottemperanza al decreto del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali
del 27 ottobre 2004, emanato in attuazione dell’art. 47 del D.L. 30
settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla Legge 24 novembre
2003, n. 326 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 17 dicembre
2004.
Nel precisare che a tutt’oggi è in corso, da parte delle Sedi Territoriali
dell’INAIL, la trasmissione delle domande, si fa presente che il Decreto
Interministeriale di attuazione dell’art. 47 predetto prevede, fra l’altro,
che le domande siano correlate da:
- l’elenco delle attività lavorative comportanti l’esposizione
all’amianto;
- lo schema dell’allegato sul quale il marittimo deve riportare il
curriculum lavorativo e la dichiarazione del/dei datori di lavoro attestante
la reale adibizione all’esposizione all’amianto “in modo diretto ed abituale
per un periodo non inferiore ad otto ore continuative e giornaliere”.
Questo Istituto, nel porre mano alla dovuta registrazione di tutte le
pratiche trasmesse per corrispondenza da parte dell’INAIL, ha assunto ogni
iniziativa – preannunciata anche alle Organizzazioni sindacali - per
sottoporre all’attenzione del nuovo Dicastero al Lavoro la specificità del
lavoro marittimo, la cui particolarità non consente l’adattamento alla
previsione normativa, sopra indicata, e quindi la scarsa possibilità per
detta categoria di poter beneficiare delle provvidenze riconosciute già alla
quasi totalità degli altri lavoratori.
ORDINE DEL GIORNO DEL CIV SULLA SITUAZIONE AMIANTO
L'art. 1, comma 567, della Legge 23 dicembre 2005, n.266 ha trasferito
dall'INAIL all'IPSEMA il compito di provvedere all'accertamento
dell'esposizione all'amianto dei
lavoratori marittimi, ai sensi dell'art.47 del D.L. 30 settembre 2003
n.269, convertito nella legge 24 novembre 2003 n.326.
L'INAIL ha, conseguentemente, trasferito le domande presentate (circa 30
mila) per il riconoscimento dell'esposizione all'IPSEMA che ha provveduto,
per ragione di trasparenza e certezza. ad informare di ciò i marittimi con
una apposita comunicazione individuale ed assegnazione di un numero di
pratica univoco a ciascuna richiesta ai fini della successiva
trattazione.
L'assolvimento di tale funzione è oggi regolata dal D.M. 27 ottobre 2004
che individua la documentazione da produrre a corredo della domanda, ai fini
dell'avvio dell'attività istruttoria. nonché le attività lavorative che
comporterebbero l'esposizione all'amianto.
L'Istituto da tempo, e particolarmente a seguito della Legge n.266/2005, ha
segnalato la difficoltà di poter applicare al settore marittimo la
disciplina generale dettata dal citato D.M. 27 ottobre 2004. Ciò non solo ai
fini dell'avvio dell'istruttoria (tutte le domande sono prive del curriculum
lavorativo rilasciato dagli armatori che attesti l'adibizione ad attività
comportanti l'esposizione all'amianto) ma anche dell'accertamento tecnico
concreto. Le attività lavorative elencate nel decreto ministeriale, infatti,
non sono riconducibili al lavoro svolto a bordo delle navi, nonostante
l'esposizione all'amianto sia stata altamente probabile, anche se ovviamente
da accertare, in relazione alle tecniche di costruzione largamente impiegate
in passato nella cantieristica navale.
Entrambe le difficoltà sono, peraltro, note da tempo a tutti, al punto che
nella passata legislatura già il Parlamento aveva impegnato il Governo a
trovare delle soluzioni specifiche.
Ad oggi nonostante le reiterate sollecitazioni rivolte al Ministero del
Lavoro, la proposta di utilizzare l’estratto matricolare o la fotocopia del
libretto di navigazione, quale
documento probante di presunta esposizione all’amianto da parte del
marittimo, non registra alcun passo avanti.
Il CIV dell'IPSEMA denuncia tale situazione che impedisce di poter dare una
risposta concreta alle attese dell'utenza marittima ed auspica che vengano
trovate delle soluzioni,
amministrative o legislative, alle problematiche sollevate, ciò assume
maggiore rilevanza in considerazione del fatto che per aspetti similari per
il settore della Marina Militare, sono già state presentate diverse proposte
di legge che dimenticano, a parità di condizioni, i lavoratori marittimi
civili, parte dei quali, peraltro, hanno anche lavorato su navi
militari.
Resta fermo, infine, che qualora il quadro normativo vigente, dovesse
rimanere invariato, l'Istituto si troverebbe in forte difficoltà e sarebbe
costretto a declinare qualsiasi responsabilità anche di fronte al rischio di
un contenzioso, con conseguenti notevoli oneri, stante le aspettative dei
marittimi che quotidianamente reclamano il rilascio della
certificazione.
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