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Riduzione dei costi di dogana e infrastrutture competitive per rilanciare i porti italiani
Riduzione dei costi di dogana e infrastrutture competitive per rilanciare i porti italiani
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Una ricerca condotta da Fedespedi, la federazione nazionale delle imprese di spedizioni internazionali, evidenzia la necessità per i porti italiani di riforme strutturali e istituzionali.
L’analisi, che mette a confronto la realtà degli scali italiani con quella del resto d’Europa, rileva per il nostro Paese una situazione assolutamente penalizzante: le infrastrutture sono inadeguate al traffico e i costi per effettuare le verifiche doganali sono molto elevati. Ad esempio, per far uscire dal porto di Anversa un container sottoposto a verifica doganale uno spedizioniere spende intorno da 140 a 180 euro, in Italia per la stessa procedura è costretto a pagare da 850 a 900 euro. Analogo discorso si può fare per tempi e costi di permanenza dei container negli scali: in Italia il costo medio giornaliero è di circa 250 euro e la sosta dura circa 7 giorni, altrove il costo si riduce a 100 euro e il tempo medio di sosta è di un solo giorno.
Ovviamente questa differenza di costi effettivi e temporali non può essere sottovalutata dagli spedizionieri. Ad aggravare la situazione si pone anche il problema di infrastrutture inadeguate ai volumi di merci che transitano nei porti e che rendono molto lente tutte le operazioni di spostamento e controllo. In Italia vengono controllati in media 12 container ogni 100 con una metodologia che prevede l’apertura del contenitore, la valutazione dei singoli colli e la sua chiusura; negli altri porti i controlli, che scendono drasticamente in termini quantitativi attestandosi sullo 0,80-1 per cento, vengono inoltre effettuati attraverso scanner.
La posizione di Fedespedi non è condivisa da tutti gli operatori. Alessandro Giannini, amministratore delegato del Sech e vice-presidente dei terminalisti genovesi, afferma “cifre inverosimili e sarebbe opportuno usare maggiore cautela nel diffondere dati specialistici che possono avere come effetto l’aumento della diffidenza degli importatori verso il nostro porto”.
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