Giovedi 20 novembre 2008

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Riaffiora in superficie la più grande nave da trasporto greca

Da 2550 anni giaceva sui fondali argillosi di Gela.

Ma, pochi giorni fa, un’impegnativa operazione di recupero ha strappato da un’apnea plurimillenaria il più grande bastimento greco mai ritrovato nel Mediterraneo.
L’imbarcazione, circa cinquecento anni prima di Cristo, piena di mercanzie, con tutta probabilità stava per attraccare a Gela - tappa obbligata per tutto il commercio navale dell’epoca - quando fu travolta da una tempesta che rapidamente l’affondò a 800 metri dalla costa.

L’avvistamento del relitto, nel 1988, si deve a due appassionati di subacquea, Gino Morteo e Gianni Occhipinti, i quali prontamente allertarono la soprintendenza. Anni di tentativi di recupero si sono finalmente risolti con l’emersione della parte più consistente della barca, formata dalla ruota di poppa e dalla chiglia. Queste due parti, complessivamente lunghe 11 metri, fanno pensare che la lunghezza della barca fosse di 21 metri per 8 di larghezza.
Si tratta di una nave a propulsione mista, vela e remi. All’interno della nave sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici, vasi ateniesi e due rarissimi askoi (vasi a forma di animali) con dipinti rossi.
«Sulla base dei rinvenimenti – spiega la soprintendente ai beni culturali e ambientali di Caltanissetta, Rosalba Panvini – si potrebbe tentare di ricostruire alcune tappe del viaggio della nave, che dovette fare scalo nel porto di Atene e poi in uno del Peloponneso. Da lì, deve aver attraversato il Canale d’Otranto e puntato verso la Sicilia per approdare a Gela, dove non arrivò mai».
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