Giovedi 20 novembre 2008

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Uno studio misura la febbre al Mediterraneo

Quel brivido di freddo che ogni bagnante prova tuffandosi nel Mediterraneo potrebbe fra non molto diventare soltanto un ricordo. Se continua a crescere la temperature del mare non solo in estate ma anche in inverno, e non solo in superficie ma anche in profondità, al ritmo di ben 8 gradi ogni secolo, si rischia una tropicalizzazione del Mare Nostrum con conseguenze devastanti per l’equilibrio bio-marino.

A lanciare l’allarme Adriatico per il mancato apporto vitale, quest’anno come il 2003, della corrente del golfo di Trieste, un gruppo di esperti dell’Istituto per la ricerca sul mare, in occasione della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici promossa dal ministero dell’Ambiente e organizzata dall’Agenzia per l’ambiente (Apat), a Roma, il 12 e 13 settembre. Il rischio, per lo specchio di mare tra Trieste e la Puglia, è che diventi una palude salmastra, come il Mar Nero che - dice il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio -: «a 150 metri di profondità è morto».
E per il direttore dell’Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) Silvio Greco, invece, la preoccupazione per l’alterazione climatica deriva dallo scarso assorbimento (meno 30% rispetto allo scorso anno) di anidride carbonica da parte del mare. Un riscaldamento anomalo di un Mediterraneo sempre più simile, per temperatura ed esemplari marini, al mar dei Caraibi.
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