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Quanto siano intrecciate realtà e fantasia lo dimostra ancora una volta il sequestro del 4 aprile scorso del trialbero da crociera francese “Ponant” da parte di pirati al largo delle coste somale del Puntland, nel golfo di Aden fra Yemen e Somalia. I 30 uomini e donne dell’equipaggio, appena liberati dalle grinfie dei banditi del mare, non devono affatto aver assaporato i risvolti romanzeschi della vicenda. Né quando hanno sentito sibilare dal veliero le pallottole dei sequestratori - che hanno colpito uccidendo due uomini armati alle dipendenze di autorità locali che avrebbero vietato l’attracco sulla costa somala - né quando, vista la criticità della situazione, il governo francese ha spedito le teste di cuoio, una squadra del Gruppo d'intervento della gendarmeria nazionale (Gign), a Gibuti.
La vicenda del veliero francese dimostra che quello dei bucanieri non è però un fenomeno confinato solamente nel cinema, come testimonia il successo del “Pirata dei Carabi” interpretato da Johnny Deep, o nei capolavori della letteratura come “L’isola del tesoro” di Stevenson. Al netto di uncini, occhi bendati e gambe di legno, i pirati non sono gente che scherza insomma, se solo nell’ultimo decennio gli abbordaggi sono triplicati.
L’universo delle bande che vanno all’arrembaggio di imbarcazioni, sfruttando l’isolamento in mare aperto, è alquanto variegato: mafie regionali, come quelle che imperversano in Malesia o in Indonesia; milizie che fanno capo ai «signori della guerra» somali; organizzazioni criminali della penisola indocinese e delle coste che si affacciano sull’oceano in America Latina; bande di semplici predoni. Tutti agiscono su commissione adoperando sofisticati mezzi tecnologici per individuare la rotta delle navi meno difese e con carico ricco.
La meticolosità di alcuni recenti colpi lascia pensare la complicità all’interno delle compagnie di navigazione, delle capitanerie di porto, e addirittura a bordo delle navi.
Le rotte più rischiose risultano le coste dello Stretto di Malacca - non distante da Singapore – e quelle del Venezuela. Per fortuna, invece, il Mediterraneo non è un mare appetibile per i pirati: poco denaro a bordo delle imbarcazioni e coste affollate scoraggiano i malintenzionati a bordo delle navi battenti bandiera nera.
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