Giovedi 28 agosto 2008

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La navigazione per mare, un'occasione di rieducazione

Da sei mesi il brigantino olandese ex-Swan, ora ribattezzato Nave Italia, è diventato un centro di rieducazione a vela donato dallo Yacht Club Italiano alla Marina Militare per accogliere a bordo ragazzi cosiddetti a rischio.
Tutti i marinai in erba, non ancora sedicenni, provengono dal centro di prima accoglienza di Bologna. Qualcuno di loro ha problemi con la giustizia, qualcun altro ha abbandonato la scuola prima del tempo, c’è chi invece è alle prese con una famiglia sgangherata, e altri affetti da gravi handicap o addirittura ammalati di tumore, ma tutti uniti intorno all’unico sogno della navigazione e ai due grandi alberi della nave della Marina Militare italiana comandata da Gai Vassallo.

Com’è ovvio non si pretende, in soli tre giorni di navigazione, di fare di questi ragazzi marinai rotti a ogni avventura per mare, ma di far conoscere loro un mondo nuovo pieno di fascino. Opportunamente seguiti da marinai provenienti da navi scuole come il  Vespucci e il Palinuro, i ragazzi si trovano per tre giorni a fronteggiare le insidie del mare con gli strumenti (il radar, le carte nautiche), e le lezioni sui nodi e sui movimenti delle vele fornite dall’equipaggio.
Particolare abnegazione il comandante l’ha riscontrata nei sensibilissimi ragazzi Down che al cospetto dei propri genitori hanno «mostrato – dice Gai- un’autonomia tutta nuova: li salutano distrattamente e tornano ai loro compiti a bordo».
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