La navigazione per mare, un'occasione di rieducazione
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Da sei mesi il brigantino olandese ex-Swan, ora ribattezzato Nave Italia, è
diventato un centro di rieducazione a vela donato dallo Yacht Club Italiano
alla Marina Militare per accogliere a bordo ragazzi cosiddetti a
rischio.
Tutti i marinai in erba, non ancora sedicenni, provengono dal centro di
prima accoglienza di Bologna. Qualcuno di loro ha problemi con la giustizia,
qualcun altro ha abbandonato la scuola prima del tempo, c’è chi invece è
alle prese con una famiglia sgangherata, e altri affetti da gravi handicap o
addirittura ammalati di tumore, ma tutti uniti intorno all’unico sogno della
navigazione e ai due grandi alberi della nave della Marina Militare italiana
comandata da Gai Vassallo.
Com’è ovvio non si pretende, in soli tre giorni di navigazione, di fare di
questi ragazzi marinai rotti a ogni avventura per mare, ma di far conoscere
loro un mondo nuovo pieno di fascino. Opportunamente seguiti da marinai
provenienti da navi scuole come il Vespucci e il Palinuro, i ragazzi
si trovano per tre giorni a fronteggiare le insidie del mare con gli
strumenti (il radar, le carte nautiche), e le lezioni sui nodi e sui
movimenti delle vele fornite dall’equipaggio.
Particolare abnegazione il comandante l’ha riscontrata nei sensibilissimi
ragazzi Down che al cospetto dei propri genitori hanno «mostrato – dice Gai-
un’autonomia tutta nuova: li salutano distrattamente e tornano ai loro
compiti a bordo».
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