Lunedi 8 settembre 2008

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Il cluster marittimo reclama più attenzione dalla politica


Semplificazione è la parola d’ordine che la Federazione del mare -  l’organizzazione che raggruppa le principali componenti istituzionali tra cui l’IPSEMA ed imprenditoriali del mondo marittimo e portuale - ha rivolto ai candidati alla presidenza del consiglio per il rinnovo del governo del Paese. E, soprattutto, unificazione dei Ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture, e perché no, dell’Ambiente.

Insomma un unico grande ministero che sbrighi le procedure e le valutazioni di impatto ambientale (la sostenibilità) per quelle infrastrutture di cui il Paese ha bisogno.
In un settore strategico e in crescita per la nostra economia come quello marittimo è di fondamentale importanza avere «un interlocutore unico dotato di effettivi poteri su tutte le materie marittime e portuali», si legge nel comunicato di Federmare inviato il 19 marzo scorso ai candidati e alle segreterie dei principali partiti impegnati in campagna elettorale.

Il documento di Federmare del 12 marzo, invece, mette in evidenza, con l’efficacia dei numeri, la dimensione economica dell’armamento privato e pubblico: «il Pil generato dal cluster marittimo e portuale è stato stimato nel terzo rapporto sull’economia del mare pubblicato nel 2006 pari al 2,7 per cento del Pil nazionale».

E per dare un’idea delle dimensioni quantitative dei traffici merci e dei dati occupazionali nel settore, parlano le cifre: 63 per cento delle merci importate e il 46 per cento di quelle esportate viaggiano per mare; e se si guarda ai commerci con i paesi extraeuropei la cifra cresce di molto, superando l’80 per cento delle merci importate, sfiorando l’80 per cento di quelle esportate; gli occupati nel settore, invece, ammontano a quasi 400 mila unità.

Federmare sottolinea nel documento presentato alla politica la specialità e specificità del settore riconosciuta da una normativa particolare (il codice della navigazione) e, in campo previdenziale «l’attribuzione all’IPSEMA delle competenze infortunistiche in ambito marittimo, competenze che occorrerebbe salvaguardare e anzi estendere a tutti i settori marittimi, lacuali/lagunari e della piccola pesca».

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