Giovedi 20 novembre 2008

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Lussi e disagi della vita del marinaio di una volta

Si provi a immaginare la vita del marinaio di una volta a bordo di uno scafo in legno di otto metri senza frigo e wc. Ma anche senza tanti strumenti tecnologici indispensabili alla navigazione sicura di oggi, come il gps per esempio, il plotter cartografico che grazie al satellite e il pilota automatico ti portano sul più remoto pontile.

Tra gli anni ‘50 e ‘60 la navigazione in mezzo a quella lingua di mare che separa l’Italia dalla Dalmazia era piuttosto inusuale. Poche infatti le imbarcazioni che solcavano l’Adriatico navigando a vista. Con i marinai sempre attaccati alla bussola e intenti a scartabellare voluminose carte nautiche. A bordo c’era sempre un esperto marinaio, di solito l’armatore, che riconosceva gli anfratti più riposti della costa dalmata; e continuamente, per districarsi nel nulla azzurro del mare, armeggiava di continuo le due grandi bibbie cartonate: il Portolano dell’Adriatico e il Fari e Fanali. Si procedeva lentamente, quasi sempre a vele, quindi di tempo ce n’era per preparare al meglio agli approdi o agli ancoraggi a rodolo o a cima a terra con inevitabile tuffo per agganciare la cima a una roccia o a un albero.

Nella delicata operazione di ormeggio l’occhio esperto del marinaio sostituiva egregiamente il moderno ecoscandaglio per sondare la natura del fondale. E se i naviganti di una volta non si potevano permettere il lusso di una birra fredda, per converso, non avevano il moderno problema del traffico all’ormeggio.
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