Domenica 5 febbraio 2012

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Adriatico, delta del Nilo e Mar Nero alleati per salvare il Mediterraneo


E’ stato presentato, nei giorni scorsi a Venezia, il progetto Pegaso: People for Ecosystem based Governance in Assessing Sustainable development of Ocean and coast. Promosso dall’Unione europea, affronterà i problemi legati all’eccessiva urbanizzazione, agli elevati livelli d’inquinamento, alla perdita di biodiversità, ai conflitti nell’uso delle aree costiere, alle difficoltà di accesso alle risorse da parte delle popolazioni locali che coinvolgono i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Nel gennaio 2008, ventuno paesi hanno firmato il Protocollo sul Mediterraneo con l’obiettivo di preservare le regioni costiere, riconosciute un patrimonio culturale e naturale pubblico d’inestimabile valore. A questi si sono poi aggiunte Francia e Slovenia nel 2009 e, più di recente, il Marocco.

Sotto la direzione dello European Topic Centre on Land Use and Spatial Information (Etc-Lusi) dell'Università Autonoma di Barcellona (Uab), con il coordinamento dell’ateneo di Venezia Ca’ Foscari e con un finanziamento di circa sette milioni di euro per il periodo 2010 – 2014, il progetto coinvolge tutte le nazioni firmatarie del protocollo nella creazione di un database, contenete una mappa del Mediterraneo, costantemente aggiornato e di facile consultazione che metta in comunicazione chi si occupa della gestione delle aree costiere, a livello nazionale, regionale e locale, con il mondo della ricerca.

Al fine di costruire il database sono state individuate undici zone, dalle quali far partire studi preliminari, che richiedono interventi urgenti, come il delta del Nilo e del Danubio, le coste settentrionali del Mar Adriatico, le isole greche dell’Egeo e la foce del Rodano in Camargue. Sono state individuate anche località meno note, ma di grande importanza per la tutela della biodiversità, come il golfo di Gabes in Tunisia, i cui fondali ospitano quella che è considerata la più estesa prateria marina del pianeta, una zona umida dove trovano riparo centinaia di specie diverse di uccelli o la regione di Dalyan, in Turchia, uno degli ultimi santuari per molte specie di tartarughe marine.
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