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Dal giorno dell’esplosione della piattaforma Deep Water Horizon, avvenuta martedì 20 aprile e affondata due giorni dopo, nel Golfo del Messico, mille barili di greggio finiscono nell’Oceano. Le cause dell’incidente non sono ancora state accertate con esattezza, l’esplosione ha provocato anche potenziali vittime, poiché a tutt’oggi risultano disperse undici persone oltre a diciassette feriti di cui quattro in gravi condizioni.
La macchia nera, che finora ha ricoperto oltre trenta chilometri di superficie marina, continua ad allargarsi minacciando le coste della Louisiana.
Un robot, inviato nel fondo del mare nel punto dove la piattaforma è affondata, ha accertato la presenza di una falla in un tubo di trivellazione; la Guardia Costiera ha quindi autorizzato l’utilizzo di quattro robot sottomarini che dovrebbero sigillare la falla.
La compagnia BP, responsabile della piattaforma, ha annunciato di avere inviato trentadue navi nell’area per avviare l’opera di “pulizia” dell’oceano. Il maltempo, con onde alte due metri e mezzo, sta rendendo però più difficili le operazioni di contenimento del danno ambientale. Di sicuro la vita marina nel Golfo del Messico sarà irrimediabilmente compromessa, la zona del disastro, infatti, era un’oasi di proliferazione di diverse specie faunistiche, era, anche, il paradiso dove migliaia di pellicani ogni anno deponevano le loro uova.
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