Domenica 5 febbraio 2012

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In esame la riforma dei porti: una necessità da tempo sostenuta anche dall’Ipsema


Il pre-consiglio dei Ministri dello scorso 26 gennaio ha valutatato le rilevanti riforme da apportare alla legge n. 84/1994 che disciplina l'ordinamento e le attività portuali.

Molte le novità contenute nel disegno di legge: la nascita delle autorità portuali regionali, l’ampliamento delle funzioni della polizia giudiziaria delle Capitanerie di Porto, le nuove modalità di finanziamento dei porti e negli interporti. Verrà anche rivista gestione della classificazione dei porti. Attualmente sono strutturati in tre categorie: la prima contenente i porti atti alla difesa militare e alla sicurezza della Stato, la seconda con le rilevanze nazionali e internazionali e la terza con gli scali regionali e interregionali. Con la riforma le prime due classi saranno a gestione statale mentre la terza farà capo alle Regioni. Inoltre viene ridefinito il ruolo dell’autorità marittima evidenziando come priorità le attività necessarie a promuovere e monitorare la sicurezza in mare.

Già nel novembre 2008, nel corso della VII Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato della Repubblica, l’Ipsema - rappresentato dal Commissario Straordinario Antonio Parlato e dal Direttore Generale Palmira Petrocelli – aveva posto l’accento sulla importanza della riforma del sistema portuale. L’Istituto sottolineava la necessità di potenziare la prevenzione, trasformare la portualità per legarla in maniera più efficace ai mercati di riferimento e sostenere la competitività nel bacini del Mediterraneo.
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