Domenica 5 febbraio 2012

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Tonnellate di ferro in mare per ridurre la concentrazione di CO2


E’ noto da molti anni che un tipo di plankton, il phytoplankton, durante la crescita è in grado di assorbire grandi quantità di anidride carbonica e che, dopo la morte, si deposita sul fondale marino trattenendo il gas al suo interno per oltre un secolo.

Gli studiosi del National Oceanography Centre dell’Università di Southampton hanno quindi deciso di avviare una sperimentazione, detta di “fertilizzazione marina”, che consiste nel posizionare in mare una certa quantità di ferro, che servirà ad alimentare colonie di phytoplankton e monitorare, per cinque anni, i livelli di CO2. Il progetto riguarderà un’area di circa diecimila chilometri quadrati nell’oceano che circonda l’Antartico e avrà un costo di oltre settanta milioni di sterline.

Se la sperimentazione dovesse conseguire gli effetti sperati, si potrebbero rimuovere dall’atmosfera fino a un miliardo di tonnellate di anidride carbonica, pari a circa il 12 per cento del totale prodotto dalle attività umane. I cinque anni previsti per la sperimentazione saranno importantissimi per definire gli effetti collaterali di questa metodologia. Si suppone, infatti, che potrebbero verificarsi: una riduzione di ossigeno nelle profondità marine che metterebbe a rischio la sopravvivenza di alcune specie, un incremento della concentrazione di CO2 nell’acqua che ne aumenterebbe l’acidità attaccando le conchiglie dei molluschi e un aumento delle emissioni di azoto, gas ancora più pericoloso dell’anidride carbonica.
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