Venerdi 21 novembre 2008

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Da Bruxelles arriva l’ultimatum sui ritardi dei porti mediterranei

La pazienza della Commissione europea sui ritardi dei porti del Sud sembra agli sgoccioli secondo Jean Trestour, capo unità della Direzione generale Tren (trasporti ed energia), intervenuto il mese scorso a un convegno a Gijon organizzato dalla Conferenza delle regioni marittime europee.

L’indulgenza dell’Europa durerà al massimo altri due anni, scaduti i quali agirà «con atti di imperio», per colmare il gap crescente tra i porti del Nord Europa e quelli del Sud. I freddi numeri dicono di una situazione drammatica per i porti mediterranei: nei 9 porti maggiori transita appena il 20% del traffico diretto in Europa. Trestour punta il dito contro le lobby del trasporto terrestre e l’organizzazione del lavoro: non è possibile che a «Valenzia, per scaricare la stessa quantità di container, siano impiegate 300 persone, mentre in un porto del Nord ne bastano appena 24».

Ma anche da un punto di vista tecnologico i ritardi nei confronti dei porti asiatici sono pesanti. I sistemi di radionavigazione, l’integrazione dei dati fra i porti di diversi paesi adottati dai porti di Singapore e di Shanghai sono solo un sogno per i porti europei. Con il tema della carenza di infrastrutture ferroviarie tra terra e mare Trestour ha aperto il suo intervento al convegno citando il “Caso Italia”, lasciando intendere come il nostro paese si sia sempre speso a favore del trasporto su gomma, a scapito di quello su ferro. Trestour ha toccato anche il tema scottante della portualità sostenibile, attestandosi sulle posizioni di chi intende dialogare con chi protesta contro le opere di ammodernamento. E per l’Europa i porti europei, per superare le difficoltà, dovrebbero seguire la strada di una netta divisione al loro interno, tra il traffico merci e il traffico passeggeri: «l’ideale sarebbe dirottare verso le periferie i contenitori e lasciare ai centri urbani navi da crociera e taghetti». Per la Commissione, invece, la ricetta è quella di invertire la tendenza dei porti a guardare verso il mare e girare lo sguardo verso la terra.


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