Sarkozy prova a forzare il monopolio pubblico dei porti
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I portuali di Marsiglia, con il blocco di uno dei più importanti scali d’Europa, la settimana scorsa hanno manifestato la loro avversione alla riforma del settore adottata dal consiglio dei ministri e pronta per il varo nelle acque agitate del Parlamento.
Il progetto di legge cerca di portare a compimento la riforma del 1992 che sanciva la sottrazione allo Stato di alcune attività, come quelle di carico e scarico. E il premier francese Nicolas Sarkozy prova a percorrere fino in fondo la strada liberista, privatizzando tutti i servizi nelle banchine, compreso quello dei gruisti finora considerato inattaccabile. «La riforma - ha dichiarato il sottosegretario ai Trasporti Dominique Bussereau - è urgente perché fra il 1989 e il 2006 la quota di mercato dei porti francesi è scesa dall’11,6 % al 6,2 % sul totale del traffico europeo dei container». E a regime – assicura il sottosegretario - tale riforma creerebbe «30 mila posti di lavoro». Eppure ciò che preoccupa i lavoratori non è tanto la difesa del posto di lavoro e il salario che con i privati potrebbe addirittura aumentare - come ha spiegato a Le Monde un sindacalista - ma le condizioni di lavoro. In contemporanea però all’iter parlamentare si svolgerà un negoziato tra sindacati e armatori per scongiurare licenziamenti o tagli salariali per 2 mila dipendenti che andranno nel settore privato.
Alcuni analisti ritengono che lo scopo latente della riforma sarebbe quello di diminuire l’influenza sindacale nei porti Le Havre, Rouen, La Rochelle, Bordeaux, Nantes-Saint-Nazaire e Dunquerque (interessati alla riforma) e soprattutto in quello di Marsiglia. Ma per l’esperto del settore Jean Domenichini «nel 1992 la privatizzazione non si è tradotta in una riduzione dell’influenza tanto temuta delle forze sindacali a Marsiglia».
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